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Le origini
La città di Marcianise ha origini molto antiche, ma non del tutto chiare. La prima citazione sicura di Marcianise in una fonte scritta di carattere narrativo è del 1052; in essa figurano alcune Terras in Marcianise. Si suppone che in quest’epoca vi dominassero i principi longobardi di Capua. Tuttavia, sappiamo di sicuro che l’origine è senz’altro molto più antica. Il territorio era già popolato, in epoca romana e preromana, da greci, sanniti ed etruschi, i cui stanziamenti furono essenzialmente agricoli. In epoca romana l’ager capuanus, conosciutissimo per la sua singolare fertilità, conobbe varie deduzioni di colonie, la più famosa delle quali al tempo di Cesare. Ora, come spesso avveniva, i nuovi coloni solevano stanziarsi in tutto il territorio sede della colonia stessa: e proprio sulla base di tali considerazioni il De Paulis, storico marcianisano dell’Ottocento, sostenne l’origine romana di Marcianise, che si sarebbe costituita intorno l’anno 50 a.C.
Prova di tale origine è, secondo il De Paulis, la presenza di un cippo terminale, che tuttora si può vedere a Marcianise perché fu posto nel muro del Palazzo Messore, su cui sono incise le seguenti parole: ivssv imp. Caes. qva aratrvm ductum est ovvero per ordine dell’imperatore Cesare per dove l’aratro è stato condotto volendo quindi alludere all’uso (d’origine etrusca) di tracciare con l’aratro il territorio di una nuova città. Altri studiosi, tra i quali Jannelli, non danno invece molta importanza alla tesi del De Paulis, sostenendo invece che Marcianise romana, nella forma descritta dal De Paulis, non è mai esistita.
Ma se per le vicende relative al periodo pre-romano e romano si cozza contro una serie di difficoltà di varia natura, per le epoche successive le linee fondamentali della storia di Marcianise sono abbastanza agevolmente tracciabili.

Un dubbio resta riguardo all’etimologia del nome Marcianise, che De Paulis riconduceva alla presunta esistenza di un tempio di Marte, eretto sull’area dove doveva sorgere poi il duomo della città. Jannelli riconduceva invece alla nobile famiglia longobarda dei Marzani, assegnando al termine nise il significato di un particolare tipo di prestazione feudale, da cui il nome Marzani-nise.

 
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I primi stazionamenti
Marcianise è situata in un'area anticamente conosciuta come Liburia e successivamente come Terra di lavoro, situata fra Capua e Napoli. Questo spazio costituiva l'Ager Campanus ed aveva come confini ad ovest il confine inferiore del Volturno, a nord i monti Tifatini, fino alla città di Maddaloni, a sud il mare.
L'agro Campano era attraversato dal fiume Clanio (Clanis o Clanius), la cui colonizzazione borbonica dette luogo ai Regi Lagni. Il rinvenimento di pietre di antichi templi, di tombe a cremazione, di oggetti di arte etrusca, nonché la scoperta di una necropoli romana, di cappelle funerarie etrusche, attestano l'insediamento nei pressi di Marcianise di antichi popoli. Le caratteristiche di questi rinvenimenti ci fanno pensare che la popolazione di Marcianise vivesse in villaggi.

 
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La pietra di Trentola
A sud dell'abitato di Marcianise, all'innesto fra la via Principale Loriano - Trentola e quella di Casal del Bene, è situato un cippo terminale romano risalente all'epoca di Augusto. Quest'importante resto archeologico si trova all'incrocio fra il sesto decumano e il quarto cardine, si pensa che esso sia stato il limite meridionale del reticolato entro cui era compreso l'antico nucleo della centuria di Marcianise.
Una sala centuria è conservata a sud di Trentola prima del corso dei Regi Lagni; inoltre, anticamente, a est si estendeva una zona non assegnata (subsecinum, da cui deriva il nome Succivo) ai margini della centuriazione e a contatto col fiume Clanio. Quante cose si sono dette su questa pietra; di diavoli che custodivano un tesoro sotto di essa, dei tentavi fatti da alcuni coraggiosi di spostarla con i buoi senza riuscirvi, e dei segnali di maledizione che avevano colpito tutti quelli che avevano tentato di muoverla.

 
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Le origini e il periodo Romano
La tipologia dominante al cui interno si può inserire Marcianise è sicuramente quella di un centro tipicamente contadino e l'economia agricola ha costituito per lunghi secoli la ragione della sua storia e della sua cultura: posta al centro della fertile pianura di Terra di Lavoro, che gli antichi definivano con il termine di Campania Felix, Marcianise appare sede di insediamenti fin da epoca molto remota. I resti archeologici e soprattutto i corredi funerari provenienti dalle tombe scavate nel territorio di Marcianise confermano la presenza di civiltà varie che hanno interessato l'area in epoche diverse e con modi differenti, e che hanno coinvolto questo territorio in correnti di penetrazione di genti numerose che sono state attratte dalla feracità del suolo e dalla possibilità, quindi, di praticare un'agricoltura particolarmente produttiva e redditizia.
Queste indubbie presenze non hanno dato luogo a fatti di insediamenti urbani veri e propri: non esistono infatti testimonianze chiare a questo proposito ed anche per la stessa epoca romana le fonti narrative non conoscono il toponimo Marcianise: il che naturalmente non vuol dire affatto che non esistesse la città, essendo questa parte del territorio campano definito sotto la dizione generica di Ager Campanus con riferimento quindi alla più importante città della zona, Capua.
In epoca romana, infatti, il territorio di Marcianise appare interessato ad un intenso popolamento, sia per l'importanza che assume Capua, già città rivale di Roma, sia dopo la defezione di Capua da Roma, in occasione della seconda guerra punica, che porta il territorio capuano ad essere centuriato per essere distribuito in un primo tempo ai coloni, e successivamente ai veterani.

 
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Questa è proprio una delle prime tesi che riguardano l'origine di Marcianise, proposta la prima volta dallo storico locale Nicola De Paulis nel 1878 contro le opinioni contrarie soprattutto di Gabriele Iannelli.
Secondo De Paulis, infatti, Marcianise avrebbe avuto origine grazie ad una delle tante colonie dedotte nel territorio capuano da Cesare e concesse ai suoi veterani in premio per la loro fedeltà; e l'origine militare di questi nuovi coloni li avrebbe spinti ad organizzare e strutturare l'insediamento urbano nella forma di un accampamento militare, di cui il De Paulis indicava l'estensione e la composizione interna attraverso un esame minuzioso della forma urbanistica di Marcianise e naturalmente della sua zona centrale. In particolare De Paulis considera l'area delle cosiddette venelle il cui sviluppo ortogonale delle strade dà l'idea appunto di un acquartieramento di tipo militare. A questa tesi dell'origine romana di Marcianise si oppose con decisione lo storico capuano, coevo del De Paulis, Gabriele Iannelli, fondatore del Museo Campano di Capua, che, in un volume scritto appositamente a confutazione delle opinioni del De Paulis, sostenne invece l'origine medioevale di Marcianise, collocando le origini della città tra il 1101 e il 1117 ed assumendo come elemento cronologico determinante un documento di archivio del 1502, riportato da Leone Ostiense nella sua Chronica Sacri Monasterii Casinensis, nel quale sembra compaia la prima citazione del toponimo nella forma Marcenisi.
Secondo Iannelli dunque Marcianise avrebbe avuto origine al tempo del Principato longobardo di Capua. Più di recente sulla questione delle origini di Marcianise vanno registrati interventi di altri studiosi che hanno impostato il problema in termini più generali e sulla base di un quadro di riferimento più ampio che orientano verso una forma di insediamento a carattere rurale presente nella zona di Marcianise, in età preromana e romana. Secondo il Delli Paoli la zona di Marcianise, cuore dell'antica Campania Felix, è stata sicuramente popolata in epoca romana, anzi, ancora in epoca preromana, essa appare al centro di colonizzazioni greche o addirittura etrusche, come d'altra parte testimoniano i ritrovamenti delle tombe nel territorio di Marcianise. Ancora più deciso, anche nell'indicazione di una datazione precisa, appare invece il Gentile, il quale afferma che in assenza di dati che possano consentire maggiore precisione non sembra del tutto azzardato concludere che le origini di Marcianise possano essere agevolmente collocate addirittura tra il II ed il I secolo a.C.
Secondo il Gentile la parte della pianura campana compresa tra la riva sinistra del Volturno, l'arco dei monti che, dal Tifata al S. Michele, delimita il piano, e la linea immaginaria che, delimitando la provincia di Napoli, passa per Succivo, presenta, specie nelle zone di S. Maria Capua Vetere, Caserta, Maddaloni, Marcianise, ed Aversa, tutta una serie di strade rotabili, carreggiabili, strade campestri, sentieri, fossati continui ed argini che l'attraversano da nord a sud e da est ad ovest, paralleli tra di loro ed incrociatisi ad angolo retto, in modo da formare un reticolo simmetrico di quadrati di uguale superficie. Il reticolato è tuttora evidente, anche se la viabilità di questi ultimi decenni ha stravolto in gran parte tutto il sistema.

 
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Tali quadrati rivelano senza ombra di dubbio la centuriatio romana, rappresentando il tracciato della misurazione e della limitatio dell'Ager Campanus, effettuate dagli agrimensori di Roma e che tuttora affiora qua e là, a distanza di millenni, nonostante che l'opera dei secoli trascorsi abbia alterato aspetto e natura stessa del terreno. Lungo le linee gromatiche che costituirono i cardini e i decumani dell'agro centuriato o all'incrocio di questi si svilupparono numerosi centri abitativi, la cui origine è appunto legata alle assegnazioni agrarie. Lo sviluppo della nuova viabilità, il diverso assetto delle proprietà terriere che portò ad una confusione di limites e la natura geofisica del terreno, particolare in questa parte della pianura, hanno alterato il sistema delle linee gromatiche, ma non hanno del tutto cancellato la visione d'insieme. La rete stradale tra S. Maria Capua Vetere e Maddaloni ad occidente e, verso sud, fino a Marcianise, esprime ancora abbondantemente il tracciato degli antichi agrimensori.
Un limes, sicuramente gromatico, in località Trentola conferma la pratica della centuriatio denunciata nel territorio dalla sopravvivenza di tracce della limitatio agrorum romana nella provinciale che collega Trentola a Loriano e quella di Casadelbene rispettivamente decumano e cardine, al cui incrocio esso è collocato. Per la precisione il cippo, termine muto, perché non porta alcuna iscrizione, si trova all'angolo tra il sesto decumano, ad est di quello massimo, ed il quarto cardine a sud di quello massimo. Intorno ad esso la fantasia popolare si è sbizzarrita e sono fiorite, con l'andar del tempo, varie leggende. Il cippo sarebbe stato posto dal diavolo a guardia di un tesoro, è una delle storielle, perciò non si riesce a spostarlo. E' di pietra calcarea bianca a forma cilindrica, leggermente rastremata in basso, la sommità è piuttosto lisciata. Ha un diametro di circa 1 metro e 14 cm ed un'altezza di circa 1m e 30cm. Per quanto riguarda la sua datazione, il termine muto di Trentola, per forma e dimensione, potrebbe essere collocato fra l'età graccana e l'età augustea. L'indagine, per ovvie esigenze di completezza, non può prescindere dall'esame linguistico del toponimo. La storia di un luogo è, infatti, essenzialmente nella sua denominazione.
Più tesi si rincorrono anche a proposito del nome della città, ricondotto dal De Paulis al culto di Marte praticato dagli ex militari che avrebbero avuto i terreni di Marcianise, con una costruzione del termine composto nella forma ad Martia nisi, intendendo quindi la locuzione come una parafrasi per alludere a coloro che erano diventati coloni e che già si erano adoperati nelle armi. Iannelli invece connette il nome di Marcianise alla nobile famiglia longobarda dei Marzani, intendendo sia pure in modo dubitativo, il suffisso nise come legato ad una prestazione feudale, da cui il nome Marzani-nise. Per il Gentile il nome Marcianise deriverebbe da un termine aggettivale in ise che potrebbe suggerire una interpretazione legata alla proprietà terriera e far rientrare il toponimo nella serie dei nomi locali legati ai praedia o ai fundi di cui è così ricca la toponomastica antica.

 
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Marcianise nel Medioevo
Marcianise entra nella storia del territorio di questa parte di Terra di Lavoro, come entità urbana, solo in epoca medioevale: infatti secondo Iannelli la prima citazione della città è contenuta in un documento di archivio del 1052, riportato da Leone Ostiense nella sua Storia del Monastero di Montecassino. Questa fonte, al di là della citazione specifica della città, appare importante in quanto definisce il contesto territoriale della località, ma anche la sua configurazione giuridica, come parte di possedimenti in mano a nobili longobardi, in un momento cruciale della storia della Longobardia minore che sta per essere assoggettata alla dominazione normanna.
Molto difficile per queste epoche determinare il contesto urbano della città, tuttavia sfruttando le poche fonti e le altrettante poche notizie certe si può affermare che la forma della città in questa epoca alto-medioevale dovette essere di natura castrense, quale luogo fortificato: nelle carte del tempo il territorio urbano di Marcianise è difatti definito come castrum per tutti i secoli XIII e XIV, mentre l'intera area doveva essere centro di un insediamento di una qualche consistenza se nell'area di sua pertinenza esistevano ben dieci chiese.
E' pensabile dunque che Marcianise dovesse porsi come luogo centrale fortificato di una serie di insediamenti rurali o borghi che gravitavano intorno al Castello, tutti provvisti di chiese. Un evidente ricordo di tale forma castrense di Marcianise è nello stemma, dove è raffigurata una sentinella dinanzi ad un Castello a tre torri. Così dopo una sicura dominazione longobarda ed una breve dominazione normanna (non dimentichiamo che normanna è l'origine dell'antica città di Aversa), Marcianise divenne direttamente dipendente dagli Arcivescovi di Capua, che vi esercitarono un dominio molto simile a quello feudale fin dall'inizio del XIII secolo.

 
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Un ricordo di tale natura giuridica rimane ancora attualmente nel fatto che le più antiche chiese di Marcianise appartengono alla diocesi di Capua, mentre le chiese di diocesi casertana furono, per così dire, cedute nel 1113 al nuovo Vescovo dall'Arcivescovo capuano Senne, che ne riservò alcune per se. Per quanto riguarda Marcianise, tenne le chiese che tuttora fanno parte della gloriosa arcidiocesi capuana.
Il dominio sul Castello di Marcianise viene esercitato dagli Arcivescovi di Capua che lo detengono, insieme ad altri centri dell'antica Terra di Lavoro, in regime feudale fino al 1390. Le condizioni di Marcianise a questa epoca non sono dissimili dagli altri centri sottoposti a tutela feudale, ancorché di carattere religioso; la popolazione del Castello di Marcianise, in questo periodo, non doveva superare il migliaio di persone residenti. Nei primi decenni del 1400 Marcianise conobbe un periodo triste, caratterizzato da numerosi fatti d'arme legati alle torbide vicende connesse con la successione del regno di Napoli nei decenni che preparano il cambio di dinastia dagli Angioini agli Aragonesi.
Questo tormentato periodo si concluse alla fine con la caduta di Marcianise, legata al partito di Renato d'Angiò, ad opera di Alfonso d'Aragona, che prese Marcianise e vi sostò più giorni prima di marciare su Napoli nel 1436. L'avvento della nuova dinastia aragonese a Napoli vede anche la modifica del regime giuridico di Marcianise, fino ad allora, feudo degli Arcivescovi di Capua: adesso Marcianise diventa Casale di Capua, città autonoma e demaniale, e viene retta da una rappresentanza elettiva, che, dal dominio degli Arcivescovi di Capua, passa, diventando Casale di Capua, sotto quello della Municipalità, sempre di Capua, che ebbe quindi a dominare la città, attraverso i suoi eletti, con la supervisione del capitano della stessa città di Capua. In pratica all'amministrazione ecclesiastica si sostituisce quella civile, ma Marcianise continua a mantenere vincoli e, in qualche misura, dipendenza da Capua. Dal 1503 al 1506 Marcianise fu posseduta in dominio feudale dal nobiluomo napoletano Andrea de Capua, duca di Termoli, che l'aveva ricevuta in concessione dal viceré di Napoli, don Consalvo di Cordova: durante il periodo di governo del de Capua vennero effettuate importanti migliorie al Castello e alle sue fortificazioni.
A quest'epoca abbiamo la possibilità di documentare sia pure per via indiretta e con qualche approssimazione la popolazione di Marcianise che nel 1504, durante la signoria del Termolano, come anche veniva chiamato Andrea de Capua, risulta di circa duemila persone.

 
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Un altro indizio indiretto, ma sicuro, dell'importanza di Marcianise si evince anche dal costante interesse manifestato da Capua che pose in essere ogni tipo di iniziativa per conservare il controllo di Marcianise e durante il periodo della signoria del duca di Termoli la città di Capua non si rassegnò affatto alla perdita di Marcianise, al punto tale da inviare il suo più nobile cittadino, Ettore Fieramosca, il vincitore della famosa disfida di Barletta, in Spagna presso il re Ferdinando, per riottenere il possesso di Marcianise e quindi la sconfessione dell'operato del viceré di Napoli: cosa che l'illustre capuano riuscì ad ottenere.
Tuttavia solo a partire dal 1506 Capua venne di fatto reintegrata nei suoi diritti. Dai primi del '500 e per tutto il '600 la condizione giuridica di Marcianise non mutò nonostante i frequenti tentativi operati dal popolo di Marcianise di sganciarsi dalla soffocante tutela capuana, con atti anche di forza, oltre che con una lunga controversia giuridica. Capua difese sempre i suoi diritti su questa città.
Il XVI secolo costituisce un momento particolarmente felice della storia di Marcianise che accresce sensibilmente la sua importanza e la sua stessa consistenza demografica ed urbanistica. Negli anni 1647 - 1648 Marcianise fu investita di nuovo da varie turbolenze legate questa volta alla rivolta di Masaniello e per tutto il periodo in questione scontò, come l'intero Mezzogiorno, gli effetti nefasti dell'esoso fiscalismo spagnolo. La sua popolazione intorno a questi anni oscillava sulle 7.000 unità. La dominazione della città di Capua su Marcianise cessò nel 1734, con l'instaurarsi della dinastia borbonica nel Regno di Napoli con Re Carlo III. Importante in questo scorcio di fine secolo l'allacciamento di Marcianise all'acquedotto carolino, attraverso l'utilizzo dell'acqua che alimentava, come alimenta, l'imponente cascata della Reggia di Caserta, concessa a Marcianise nel 1791, anno in cui venne eretta, a ricordo della concessione reale, la monumentale fontana di piazza Umberto I, allora semplicemente piazza del Mercato, di cui fu autore Gaetano Barba, allievo di Vanvitelli.
Con la riorganizzazione amministrativa del Regno di Napoli di Giuseppe Napoleone nel 1806 Marcianise venne a far parte del circondario di Capua e con il successivo riordinamento amministrativo di Gioacchino Murat del 1809 veniva nominata capoluogo di una delle quattro giurisdizioni di pace nelle quali era ripartito il circondario di Capua. Della giurisdizione di Marcianise facevano parte i centri di Capodrise, S. Nicola la Strada, Masserie (oggi S. Marco Evangelista), Recale, Portico, Caturano, Macerata, Casalba, Trentola e Loriano. Nel 1811 sempre Gioacchino Murat elevava Marcianise a capoluogo di circondario (distretto di Capua), assegnandole i seguenti centri: Macerata, Caturano, Casalba, Recale, Portico, Musicile, Masserie, Capodrise, S. Nicola la Strada. Quest'ultima suddivisione amministrativa venne successivamente riconfermata da Ferdinando IV nel 1816.

 
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Dall'ottocento ad oggi
Alla data del 1811, dalla statistica Murattiana, ovvero da quel complesso di relazioni fatte approntare per voler di Gioacchino Murat, re di Napoli, in vista di una statistica generale del Regno, Marcianise appare come un centro fornito di sufficienti servizi pubblici. A Marcianise esiste una casa delle carceri, un ospedale civile, le strade sono larghe e lastricate, le chiese sono maestose e vi è un macello situato fuori dal centro abitato.
Durante l'Ottocento e prima dell'unità d'Italia Marcianise inizia una lenta fase di sviluppo che la porta al parziale ammodernamento di alcuni servizi o alla realizzazione di alcune opere pubbliche: nel 1838 furono iniziati i lavori per la costruzione del cimitero comunale, nel 1833 invece era stata costruita la strada della Madonna della Libera. Nel periodo 1848-1853 aumentarono le spese per le strade perché quelle costruite erano in pessimo stato, mentre nel 1854-1860 fu costruita la nuova strada di S. Pasquale.
Nei decenni successivi all'unità d'Italia Marcianise fa decisi passi avanti sul piano della dotazione dei servizi pubblici che migliorano decisamente la qualità della vita in vari settori: nel 1866 venne inaugurata la stazione ferroviaria, posta sulla linea Napoli – Caserta – Benevento - Foggia.
Sempre nel 1866 venne inaugurato il nuovo cimitero e nel 1868 furono inaugurati un asilo infantile, la sede delle scuole elementari ed una biblioteca popolare, mentre, nel frattempo, fu dato inizio al rifacimento ed al miglioramento della rete stradale interna e alla costruzione anche di nuove strade, al potenziamento dell'illuminazione e della rete idrica e fu realizzato il nuovo palazzo municipale; a segno documentale di questa fase di sviluppo di Marcianise, nel 1872 con decreto di re Vittorio Emanuele II, Marcianise ottenne il prestigioso titolo di città.
Eppure questo sviluppo in senso civile di Marcianise avveniva in un quadro sociale ed economico ancora statico e poco modificato rispetto alla tradizione: l'agricoltura rimaneva e continuava ad essere l'unico mezzo di sussistenza.

 
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Ciò nonostante nel brulichio di coltivazioni passate e nuove cominciavano a farsi largo le cosiddette aziende. Grazie a quest'ultime si fece fronte a numerose crisi agricole, come quella cerealicola risoltasi mediante riconversioni verso la produzione della canapa. La realtà socio-economica di Marcianise nei primi anni del Novecento non appare particolarmente diversa da quella che ha contrassegnato la città nel secolo precedente anche perché non muta la struttura economica di fondo: il fascismo trova l'appoggio del ceto dei maggiorenti locali che, in qualche caso, diventano anche esponenti di spicco dell'organizzazione del partito a livello locale.
Nei venti anni che vanno dal 1931 al 1951 Marcianise riprende a crescere in maniera ancora più impetuosa superando i 20.000 abitanti in vista delle profonde trasformazioni che dal secondo dopoguerra e nel giro di trenta - quaranta anni vedranno fortemente fortificata l'entità economica, sociale e culturale di un paese che finora è cresciuto in un quadro strutturale abbastanza omogeneo e stabile.
Sono dati questi che indicano e testimoniano di una realtà sociale internamente dinamica, che si era portata al di là di ogni momento di crisi, compreso le due guerre mondiali. Tali trasformazioni sembrano già avviate all'inizio degli anni '50 sempre nel rispetto di quelle caratteristiche rurali ormai connaturate nel tessuto sociale della comunità marcianisana. Alla conclusione del secondo conflitto mondiale si associa l'inizio di un irrobustimento della classe intermedia dei professionisti, di quel ceto che potremmo chiamare borghese. Ciò poneva evidenti esigenze di una rappresentanza politica e di guida del governo della cosa pubblica locale. Si tratta di un processo di ricambio che trova la sua occasione favorevole con l'avvento della Repubblica e l'avvio del sistema democratico dei partiti e soprattutto della Democrazia Cristiana. Le forze di rottura si ritrovano nel Partito Comunista e nel Partito Socialista ma senza raggiungere, almeno nella fase iniziale, forza di gestione reale della città.

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